No allo sport da «slot machine» Csi e Regione contro Tavecchio

IL CASO Non è piaciuto al Csi che la Figc abbia come sponsor della Nazionale un’impresa di scommese

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csi varese Il Csi nazionale ha criticato la partnership tra la Figc e un’azienda che si occupa delle scommesse
csi varese Il Csi nazionale ha criticato la partnership tra la Figc e un’azienda che si occupa delle scommesse

Ha subito preso posizione Vittorio Bosio, il bergamasco da qualche mese alla guida del Csi nazionale, contro la sponsorizzazione della Nazionale italiana di calcio da parte di una nota azienda di scommesse sportive.

Dopo gli scandali che hanno interessato il calcio, e non solo, italiano, a seguito del fenomeno delle scommesse, la Federazione italiana giuoco calcio, guidata da Carlo Tavecchio, ha trovato, per la squadra quattro volte campione del mondo, «risorse» economiche in una sponsorizzazione che, in diversi, hanno ritenuto discutibile.

Tra queste voci critiche, la prima a levarsi è stata quella del Csi, appunto con il suo presidente nazionale Vittorio Bosio che ha ritenuto questo binomio economico, Nazionale di calcio-azienda di scommesse, poco educativo e non bello da far passare ai ragazzi, specie quelli che, con il Csi, si formano a diventare adulti attraverso i valori dello sport. Che sono quelli della correttezza, del fair-play, del confronto leale sul campo, non certo delle puntate sulle partite o le gare delle varie discipline cercando di alterare, magari, i risultati sul campo.

Anche la politica ha preso la palla al balzo e l’assessore lombardo Viviana Beccalossi, che guida nella giunta di Palazzo Lombardia le azioni contro la ludopatia, ha criticato la sponsorizzazione e invitato Damiano Tommasi, presidente del sindacato calciatori e ospite ad Assisi, a farsi testimonial contro il gioco d’azzardo. A Totti, che pubblicizza il gioco-scommessa, l’invito, senza risposta, a lasciare.